I santi mostri è l’ultimo romanzo di Ade Zeno uscito a fine febbraio 2024 con Bollati Boringhieri (204 pag.)
Quando chiudi l’ultima pagina di un romanzo come I santi mostri, ti rendi conto di aver appena finito di leggere un “nuovo classico”. L’autore Ade Zeno, in questa storia che sa di avventura picaresca e di favola grottesca ci porta con sé dentro un mondo lontano eppure affine, ci induce a specchiarci nelle fragilità dei suoi personaggi. L’autore racconta in chiave personale il mostro, il diverso, ovvero ciò in cui tutti ci immedesimiamo.
Alter ego di ognuno di noi, il mostro è ciò da cui scappiamo e al contempo il nostro desiderio più inconfessabile. La nostra morbosa domanda è sempre una da quando conosciamo l’altro, siamo mostri? Dentro o fuori non importa, ma la nostra mostruosità è latente e ci interroga sul residuo di umanità a cui ci aggrappiamo con disperato desiderio di appartenenza.

Ho letto che l’autore ha impiegato undici anni per la stesura di questo romanzo, c’è voluto tempo per capire come far sedimentare e curare la storia; gli anni e la pazienza hanno consentito però di cesellare un racconto tra i più belli che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. A dispetto degli anni di fatica e di pensiero che si sono depositati dietro le parole di questo romanzo, quasi mi vergogno ad ammettere di averlo letto in un pomeriggio, ma questo accade solo per i libri di questo tipo, scritti con così tanta cura da sembrare parte di te.
La storia inizia nel 1924 quando Jorg Brandt, affetto da ipertricosi su tutto il corpo, munito di una piccola valigia, abbandona il tetto del genitori e del fratello che mai lo avevano davvero accettato con quel suo aspetto inadeguato, si unisce al suo amico Gebke Bauer, il ragazzo dalle dodici dita. Comprendiamo fin da subito che i personaggi che ci accompagneranno in questa storia sono creature relegate ad una vita ai margini, affette da malformazioni che le rendono inaccettabili agli occhi di chi le guarda. Il sodalizio tra Jorg e Jebke è suggellato da una fratellanza, un senso di appartenenza alla sventura che induce i due a trovare l’uno nell’altro un posto caro, una casa in cui rifugiarsi e dove trovare comprensione se non una goccia di vero amore, amicizia. Il lettore parteggia immediatamente per questi due sventurati ma intelligenti protagonisti.
L’idea architettata da Jebke è quella di utilizzare le loro “mostruosità”, o ciò che di loro dagli altri era inteso come tale, per vivere, mantenersi, creare una loro esistenza indipendente senza togliere niente a nessuno ma con il desiderio di bastare a se stessi. Gli inizi presso il Circo Vogt sono solo un preambolo a quello che diverrà il loro mondo, una compagnia di diseredati, reietti che nel loro aspetto mostruoso troveranno un nuovo equilibrio costituendo una compagnia teatrale basata su un sodalizio fatto di candida consapevolezza, non esisteva altro posto al mondo in cui stare anche se, con il tempo questa scelta un po’ forzata e un po’ di comodo diventa una decisione quotidiana di appartenenza reciproca. Ad una esteriorità non conforme corrisponde altresì una umanità genuina e sopra le righe, fatta di condivisione empatica di una sventura capitata in sorte e a cui non avevano avuto modo di opporsi. Ogni membro della compagnai porta la sua ferita e il loro connubio pare l’unico balsamo per poterla sopportare.
Per ultimo si unirà Andris che diverrà la creatura forse più umana di tutti perché anche capace di mostruosità vere, costretto con il ricatto a collaborare con veri mostri, gli ideatori dell’ignobile programma Aktion T4, conosciuto anche come programma eutanasia che mirava alla pratica dell’eugenetica per l’epurazione della società e la selezione umana in favore di una razza pura. Il medico di Hitler, Karl Brandt è protagonista della storia e delle vicende che interessano i nostri protagonisti ma fu anche il reale esecutore al soldo del nazismo per queste ignobili pratiche che si stima tra il gennaio 1940 e l’agosto 1941 portarono alla morte per eutanasia 70.273 esseri umani affetti da malformazioni fisiche o disturbi mentali.
Anche dopo diversi giorni dalla lettura la storia e i suoi attori restano vividi, presenti ognuno con la sua bellezza. Non smetto mai di credere che dietro le peggiori mostruosità si nascondano in verità creature delicate e piene di grazia proprio perché dal dolore del rifiuto, come una fenice, rinasce un’umanità ancora più genuina.

ADE ZENO – Scrittore e drammaturgo italiano (n. Torino 1979). Fondatore della rivista letteraria Atti impuri, drammaturgo (Il tiranno, 2006; Velvet Bunny, 2010; Wonder Woman + Gesù Cristo, 2010), ha esordito nella narrativa con il romanzo Argomenti per l’inferno (2009, finalista al premio Tondelli), intensa narrazione di affetti familiari problematici cui ha fatto seguito il giallo atipico L’angelo esposto (2015). Dotato di una scrittura malinconica e delicata, Z. ha confermato la sua profondità di narrazione nel romanzo L’incanto del pesce luna (2020, finalista al Premio Campiello), in cui torna ad affrontare i nodi intricati delle relazioni familiari. (fonte https://www.treccani.it/ )




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