Edito con Solferino, 128 pp. (15,00€)
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Come definire Mia nonna e il Conte, l’ultimo libro di Emanuele Trevi edito con Solferino e uscito il 4 settembre 2025. È un memoir, un piccolo trattato sulla vita o una lunga poesia senza rime ma piena della poetica che l’autore ci ha insegnato ad amare?
Trevi pasce i suoi lettori come piccoli armenti, golosi di quell’erba che lui sa distribuire con sapienza lungo colline, valli e crinali. La sua prosa ci fa sudare in salita, ci fa camminare al passo del giaguaro in pianura, e ci porta fino a dirupi nascosti oltre i quali si aprono orizzonti che appartengono all’immaginazione e al ricordo, combinati in un impasto inestricabile. Leggere Trevi significa sorridere e commuoversi insieme, raccogliere una lacrima, reprimere un pizzico di amarezza, sentire nostalgia. Perché è questo che fa Trevi quando scrive: risveglia la vita.
La memoria come dono
Mia nonna e il Conte racchiude una memoria particolare e collettiva. Trevi torna a un “dorato pomeriggio di settembre” in cui sua nonna Peppinella, matriarca indolente e insieme acuta, intrecciava conversazioni con un Conte ottantenne, uomo dai modi d’altri tempi e studioso di storia borbonica e amico inaspettato dell’ultima età. Quel tempo trascorso insieme, senza scopi né interessi, diventa l’occasione di “rallentare il tempo” e ritrovare la magia delle relazioni gratuite.
Il ricordo diventa così il pretesto per riflettere sull’esistenza, sull’amore per la vita e sugli altri, sul tempo che scorre inesorabile e che tuttavia può essere illuminato dalla bellezza di un incontro. Fin dalle prime pagine, Trevi dichiara la chiave del suo racconto: “tutto ciò che invece è vero e significativo cerca la sua strada nel visibile”. L’accostamento tra “vero” e “significativo” è fondante: ciò che conta davvero nella vita non è solo reale, ma anche capace di significare qualcosa per chi lo osserva.
Donne-mito e “nonnarcato”
La “dea tirrena” Peppinella, la nonna, appare circondata dalle inseparabili sorelle Delia e Carmelina, “valorose friggitrici di melanzane, peperoni e patate”, custodi di un gergo iniziatico fatto di monosillabi e scongiuri contro il malocchio. Figure di donne che ricordano quelle di tante famiglie meridionali, ostinatamente legate al mito e alla trasmissione di un sapere pratico e misterioso.
Divertentissima l’invenzione del “nonnarcato”, questa struttura sociale silenziosa ma potentissima, che condiziona la discendenza senza lasciare simulacri. Qui riaffiorano le storie di famiglia: briganti, coltelli, terre e ori, racconti che oscillano tra vero e fantastico e che, solo con il senno di poi, si trasformano in un distillato di saggezza.
Una riflessione sull’amore
Trevi definisce l’amore tra la nonna e il Conte, perchè in fondo di amore si tratta, come “simpatia”: “una cosa che sorprende, che zampilla, che è troppo tardi per sistemare”. È la forma che assume il legame tra la nonna e il Conte: una relazione libera da gelosia e possesso, scevra dalle bassezze del quotidiano. Un amore che non si misura in atti, ma nel semplice stare insieme, nel fermare il tempo e cristallizzarlo nella sua bellezza più pura.
Conclusioni
Il libro procede tra salti temporali, riportando Trevi nei suoi giardini dell’infanzia, con lo sguardo duplice del bambino innamorato delle avventure di Winnie Pooh e dell’adulto disincantato che si chiede come sia potuto scorrere il tempo eppure restare cristallizzato in quei ricordi.
Mia nonna e il Conte è un testo che oscilla tra memoria, filosofia e ironia: affresco di figure indimenticabili e riflessione sul tempo che passa. Nelle sue pagine, lo stile stesso diventa sostanza di vita, ricordandoci che la bellezza si nasconde nei dettagli più minuti e in ciò che davvero è “vero e significativo”. Si azzarda perfino un’idea di felicità, che è impalpabile, forse irriconoscibile, un attimo di vita rubato allo scorrere impietoso del tempo.
AUTORE – EMANUELE TREVI

(Roma, 7 gennaio 1964) è figlio dello psicoanalista junghiano Mario Trevi e della neurologa Eleonora Trevi D’Agostino.Trevi si appassiona fin da giovane alla scrittura esordendo nella narrativa nel 2003 con I cani del nulla (Einaudi). Trevi è stato anche il direttore creativo (insieme a Arnaldo Colasanti) della Fazi editore. Critico letterario, Trevi è autore anche di molti saggi e curatele di opere di autori tra cui si possono ricordare: Scipio Slataper, Giacomo Leopardi, Emilio Salgari, John Fante, Gabriella Sica, Goffredo Parise, Giosetta Fioroni, Giorgio Manganelli, Ferenc Molnár, Edmondo De Amicis, Henri Michaux. Trevi collabora con Radio 3 e ha scritto su diverse riviste come Nuovi Argomenti, Il caffè illustrato e su quotidiani quali Il Corriere della sera, la Repubblica, la Stampa e il manifesto. È stato sposato con la scrittrice Chiara Gamberale dal 2009 al 2011. Nel 2021 Trevi ha vinto il Premio Strega con il libro Due vite (Neri Pozza, 2020)
Fonte: Hoepli


