GRUPPO DI LETTURA SPIRITI LIB[E]RI
La signora Dalloway. Un giorno, una vita intera

“Mrs. Dalloway said she would buy the flowers herself.”

Così inizia, con un gesto semplice e quotidiano, uno dei romanzi più rivoluzionari del Novecento. È una mattina di giugno del 1923, e Clarissa Dalloway esce per le strade di Londra a comprare i fiori per la festa che darà quella sera. Ma dentro questo solo giorno si riversa un’intera esistenza: memorie, desideri, ferite, domande sul senso del tempo e dell’identità. Un flusso di pensieri e ricordi che portano Clarissa avanti e indietro nel tempo.


Un romanzo modernista

Pubblicato nel 1925, La signora Dalloway segna una svolta nella narrativa: Virginia Woolf non racconta una trama lineare, ma fa scorrere la coscienza dei personaggi come un fiume, catturando pensieri e percezioni nel loro fluire. In poche ore si intrecciano le vite di Clarissa, dell’ex amante Peter Walsh, di Sally Seton – ricordo vibrante di giovinezza e libertà – e soprattutto di Septimus Warren Smith, reduce della Prima guerra mondiale, che incarna il dolore della follia e il trauma della guerra.


Temi da esplorare insieme

  • Il tempo: l’orologio di Big Ben scandisce le ore, ma il vero tempo del romanzo è interiore, fatto di ricordi che irrompono e si sovrappongono.
  • La società post-bellica: l’Inghilterra degli anni ’20, con le sue differenze di classe e i segni lasciati dal conflitto.
  • L’identità femminile: Clarissa come donna di società, ma anche come essere complesso, capace di desideri, nostalgie e dubbi che sfidano i ruoli prestabiliti.
  • La malattia mentale: Septimus è lo specchio oscuro di Clarissa; attraverso di lui Woolf porta sulla pagina un tema che ancora oggi interroga.

Perché leggerlo oggi?

La scrittura di Woolf resta sorprendentemente attuale. La sua attenzione al dettaglio, alla sensibilità interiore, alle contraddizioni del vivere ci parla ancora oggi. Forse perché, in fondo, ognuno di noi potrebbe ritrovare in una sola giornata i riflessi di tutta la propria vita e questo sarà interessante materia di esplorazione per il nostro icontro collettivo.

Ma per cominciare a leggere le prime pagine ecco una mappa dei movimenti di Clarissa e degli altri protagonisti del romanzo a Londra, è importante seguire anche i suoi movimenti che segnano traiettorie attraverso lo spazio, oltre che lunghe evoluzioni mentali:

Questa mappa verrà arricchita post dopo post per focalizzare di volta in volta luoghi e aspetti della lettura.

Quando e come:

Il romanzo si apre in una mattina di giugno del ’23, ambientato quindi un paio di anni prima della reale uscita del testo.
La signora Dalloway decide di uscire di casa –> importante notare come pare respirare di nuovo l’aria dell’esterno, assapora la vitalità di Londra durante questa passeggiata, perchè si accenna alla “malattia” (probabilmente influenza spagnola) che l’aveva relegata a lungo a casa “…e le fossero venuti capelli bianchi dopo la malattia”.

Ecco ciò che amava: la vita, Londra e quell’attimo di giugno.

Immediatamente, già nei primi paragrafi emerge la natura meditativa del testi. I ricordi dell’infanzia a Bourton e del polemicissimo Peter Walsh (un vecchio spasimante mai dimenticato e che le fa ancora riaffiorare un senso di sconfitta)

PRIMO INCONTRO –> Hugh Whitbread, marito dell’amica Evelyn Whitbread, sempre cagionevole. I quali viaggiano a Londra per “andare dal medico” mentre Clarissa ama camminare per Londra per il gusto della vivacità che ci trova. Qui si potrebbe intravedere la natura di Virginia che amava tantissimo la vita di città e solo durante le sue crisi veniva scortata in campagna per riprendersi.
Campagna/Città sono un binomio molto importante nella vita dell’autrice.

CONTRAPPOSIZIONE PERSONAGGI -> Mentre parla con Hugh anche qui affiorano ricordi contrastati di conversazioni ed episodi vissuti con Peter. Commistione quindi costante è la realtà narrativa e il tempo delle meditazioni che interferisce costantemente con le azioni arricchendo tuttavia il contesto.
Compare anche il marito Richard con il quale si evince la relazione è molto meno passionale se vogliamo, ma rientra nei canoni del reciproco rispetto, anche di spazi, interessi, orari, cosa che probabilmente con Peter – qualora la loro relazione fosse continuata – non sarebbe stato possibile.

Affondava come una lama nelle cose; e al tempo stesso ne rimaneva fuori, osservava.

STRANIAMENTO -> Clarissa confessa a se stessa uno stato d’animo di distacco e di continua percezione di sè, presente ma lontana dagli altri. Oscilla tra questi pensieri fino a una domanda assillante: La morte finisce tutto, completamente? ma in qualche modo, per le strade di Londra nel flusso e reflusso di tutte le cose, qui, là, lei sarebbe sopravissuta.

E qui i pensieri della Wollf si collegano alle parole di Shakespare:

Fear no more the heat o’ the sun;
Non temere più il calore del sole;
Nor the furious winter’s rages,
nè le furie rabbiose d’inverno

E in questa esortazione, in questo aggrapparsi all’arte e alla poesia si svela il cuore pulsante di questo romanzo che indaga la soglia poetica dei contrari e delle percezioni. Virginia sdoppia lo sguardo tra Clarissa e Septimus: la follia viene rappresentata nel romanzo attraverso questa dicotomia. Ma l’analisi continua nel prossimo post, per adesso ho esplorato le prime pagine del romanzo La signora Dalloway.

📚 Spiriti Lib[e]ri affronterà La signora Dalloway nei prossimi incontri.
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