La nave di Teseo, 254 pp., 20.00โ‚ฌ


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Copertina de Il periodo del silenzio

Silenzio, perchรจ c’รจ un momento, nella vita di alcune persone, in cui il rumore del mondo diventa insopportabile. Non รจ un urlo e nemmeno una tragedia, ma รจ un lento scivolare nel silenzio. A tal riguardo viene subito in mente la famosa sindrome dell’Hokikimori, di origine giapponese; c’รจ da dire che in Giappone emergono in anticipo molte nevrosi sociali legate alla socializzazione malata a cui siamo sottoposti. Ma tornando alla scelta, necessaria di staccare dal mondo e dal suo travolgente dinamismo: รจ da questo punto sospeso che inizia Il periodo del silenzio, un romanzo che interroga la comunicazione contemporanea e la fragilitร  della generazione dei trentenni, divisa tra desiderio di autenticitร  e condanna alla precarietร .

La protagonista, Cristina Martino, ha ventotto anni e vive a Torino. Laureata in Archeologia, lavora in modo precario in una biblioteca universitaria, in una vita apparentemente normale ma attraversata da una dolenza sottile, senza un trauma preciso, solo la sensazione costante di essere โ€œfuori postoโ€.
Una sera, in un gesto che sembra minimo e quasi banale, decide di cancellarsi dai social: Instagram, Facebook, Twitter, TikTok, LinkedIn. Un atto che molti definirebbero โ€œdetox digitaleโ€, ma che per lei diventa il preludio di qualcosa di piรน profondo.

Il silenzio, inizialmente simbolico, si fa reale: Cristina smette di parlare. Prima riduce i contatti, poi tace completamente โ€” con i colleghi, con la famiglia, con gli amici, persino con Daniele, il ragazzo appena conosciuto e con il quale potrebbe vivere un amore sincero, ricambiato. In pratica Cristina rimane al mondo ma nello stesso tempo sceglie di sparire.

La privazione delle parole diventa per Cristina una nuova forma di dominio.
In unโ€™esistenza dove tutto รจ instabile โ€” lavoro, affetti, identitร  โ€” il tacere le dร  la sensazione di possedere qualcosa di assoluto: se stessa.
Lโ€™autrice mette in parallelo questa astinenza con i disturbi alimentari: come un anoressico si priva del cibo, Cristina si priva delle parole, convinta che la sottrazione la renda piรน forte, piรน pura, piรน autonoma.

Eppure, nel silenzio, la mente si fa rumorosa. I pensieri si moltiplicano, si accavallano, diventano ossessivi. Ciรฒ che era iniziato come un esperimento di libertร  si trasforma in una dipendenza, in un esercizio di potere che sfugge di mano.

Il romanzo costruisce un paradosso di straordinaria attualitร : la scomparsa di Cristina diventa la vera notizia. I media la trasformano in simbolo, i social che lei ha rifiutato la reclamano come icona di protesta, e in questo modo viene imitata, fraintesa, sacralizzata.
Il suo gesto privato โ€” silenzioso, personale, non ideologico โ€” diventa oggetto di interpretazione collettiva, come se il mondo avesse bisogno di attribuirgli un senso che lei non voleva attribuirgli.

Nel microcosmo che la circonda, ognuno reagisce diversamente.
Silvia, lโ€™amica espansiva, prova disagio davanti a unโ€™ascoltatrice muta: le sue parole, non piรน accolte, si sbriciolano nel vuoto e la costringono al silenzio.
Daniele, che inizialmente accetta, finisce per fuggire.
I genitori, spaesati, restano sullo sfondo, prigionieri di un dolore immobile.
Solo Elena, la sorella, tenta di comprendere. Nella seconda parte del romanzo, narrata dal suo punto di vista, sarร  lei a compiere un gesto di cura estrema, cercando di riportare Cristina nel mondo dei vivi.

Elena non giudica, ma intuisce: quel silenzio non รจ spiritualitร , nรฉ follia. รˆ una forma di resistenza, forse egoistica, ma autentica. Un atto di libertร  che perรฒ non si puรฒ vivere senza ferire gli altri, parenti amici, quelle persone piรน vicine alla protagonista che, private della loro quotidianitร , dello spazio usualmente condiviso con il tempo si defilano. Capire, anche con tutte le piรน buone intenzioni, diventa impossibile per tutti.

Il periodo del silenzio รจ, in fondo, un romanzo generazionale.
Parla di chi รจ cresciuto con la promessa di โ€œseguire le proprie passioniโ€, ma si ritrova a vivere di contratti a termine e sogni a tempo.
Cristina รจ unโ€™archeologa mancata, una donna che ama il passato e non sa adattarsi al presente, unโ€™anima che scava tra le rovine della comunicazione digitale in cerca di autenticitร .Il rifiuto dei social non รจ solo una fuga, ma un atto di disobbedienza gentile contro la messa in scena continua dellโ€™esistenza.
Lโ€™autrice coglie perfettamente questo paradosso contemporaneo: il bisogno di essere visti e il desiderio di scomparire.

La scrittura รจ lucida, precisa, controllata. Non porpone soluzioni o giudizi mediante il pensiero della protagonista ma ne lascia emergere un dolore che non sa spiegarsi e che non pretende compassione.
Questa storia, anche dopo varie settimane dalla lettura, interroga il lettore sul proprio modo di stare nel mondo, sul peso e sul senso della parola, sul rischio di essere travolti da una comunicazione costante che svuota il pensiero.

Alla fine, Il periodo del silenzio non offre risposte.
Come il gesto di Cristina, resta sospeso tra il bisogno di vivere e la paura di farlo davvero.
E in questo sospeso, in questa zona muta e fragile, si nasconde forse la domanda piรน urgente del nostro tempo:
quanto di noi rimane, quando smettiamo di parlare? Siamo davvero solo parole?

Anche questo รจ uno dei libri letti in attesa oppure subito dopo la loro presentazione a Barcolana Un Mare di Racconti Edizione 2025!

L’Autrice: Francesca Manfredi

Francesca Manfredi รจ nata a Reggio Emilia nel 1988 e attualmente vive a Torino. Dopo essersi laureata al DAMS dellโ€™Universitร  degli Studi di Torino, si รจ diplomata presso la Scuola Holden.
รˆ un’autrice apprezzata per la sua scrittura asciutta e precisa, che talvolta รจ stata accostata al minimalismo di Raymond Carver.

Il suo esordio letterario, la raccolta di racconti Un buon posto dove stare (pubblicata nel 2017 da La Nave di Teseo), ha riscosso un grande successo vincendo il Premio Campiello Opera Prima. Nel 2019 ha pubblicato il suo primo romanzo, Lโ€™impero della polvere (anch’esso edito da La Nave di Teseo), che รจ stato finalista al Premio Dolores Prato ed รจ stato tradotto in diverse lingue. Attualmente tiene corsi di narrazione presso la Scuola Holden di Torino.