Kappavu Editore, 17.00โ‚ฌ

Ci sono luoghi che, una volta incontrati nella letteratura, non si dimenticano piรน. Mune, piccola cittadina sullโ€™altipiano carsico della Cicceria, in Croazia, รจ uno di questi. Prima di leggere Lettere dal passato, secondo romanzo di Serena Scarel, (qui il primo, Una scelta recensito nel blog) Mune non sarebbe stata che un punto sulla mappa; dopo la lettura, invece, entra a far parte di quella geografia dellโ€™immaginazione che ognuno di noi costruisce con i libri piรน cari. รˆ una di quelle case che la narrativa abita fino a renderle personaggi, depositarie di vita e di memoria.

Nel romanzo Lettere dal passato, Serena Scarel racconta la resistenza delle donne carsiche, tra pietra, silenzio e memoria, sulle orme di Fulvio Tomizza.

Nel romanzo, Mune si trasforma in un luogo vivo, che custodisce e giudica, che isola e protegge. Lโ€™altipiano della Cicceria, con la sua terra aspra e le sue pietre, non fa da sfondo, ma partecipa al destino dei personaggi: รจ corpo e voce, testimone muto e insieme parte attiva della vicenda. Stabilire un ponte tra Serena Scarel e Fulvio Tomizza non significa cercare paragoni di valore, ma riconoscere una comunanza di sguardo. Entrambi scrivono di una terra che respira attraverso il fango, la pietra e il dialetto; una terra che plasma le vite, imponendo ai suoi abitanti una grammatica morale prima ancora che linguistica.

Come la Materada di Tomizza, Mune รจ un luogo di confine: non solo geografico, ma interiore. Qui la vita si misura con la durezza della pietra e con il silenzio che la circonda. I personaggi sembrano fatti della stessa materia carsica: ruvidi in superficie, ma pieni di cavitร  segrete, di vene sotterranee in cui scorre il dolore, la memoria, la colpa. In Lettere dal passato, la lingua stessa si fa frontiera. Scarel intreccia sloveno, croato e triestino con naturalezza, non per colore locale, ma per necessitร  poetica: le sue parole traducono la difficoltร  di comunicare, la babele emotiva di chi vive in una terra che parla piรน idiomi e nessuna lingua definitiva. Come in Tomizza, il plurilinguismo รจ il riflesso di una ferita: la divisione storica e politica che attraversa il territorio e le persone.

La figura della babica, lโ€™ostetrica, รจ il simbolo piรน potente di questo attraversamento. รˆ colei che accoglie la vita a prescindere dalla lingua che il neonato parlerร , ponte tra generazioni e culture, madre universale in un mondo che ha disimparato a comunicare. Margherita, la protagonista, sposa infelice di un uomo ricoverato in manicomio, vive la condanna a una โ€œvedovanza biancaโ€: prigioniera di un legame che la annulla e che la costringe al margine della comunitร . Ma proprio da questa esclusione nasce la sua rinascita. Consigliata dal fratello, parte per Trieste e si forma come ostetrica, trovando nel lavoro una via di riscatto e una nuova forma di maternitร .

Se Tomizza ha raccontato la fine di un mondo che si dissolve nellโ€™esodo e nella disgregazione del mondo rurale, Scarel si ferma poco prima della catastrofe, nellโ€™attimo in cui la storia collettiva si concentra in una sola vita. Lettere dal passato รจ la cronaca di una resistenza minuta: quella di chi, in un mondo che si sta sgretolando, cerca ancora di piantare semi di futuro. La professione di Margherita, la nascita della bambina, il segreto custodito dal fratello Checco fino alla fine โ€” tutto parla di un desiderio di vita che sfida il silenzio e la vergogna.

La Cicceria che Scarel racconta รจ una terra carsica in senso letterale e simbolico: un luogo dove lโ€™acqua scompare e riemerge altrove, come la memoria. In un paesaggio che inghiotte e trattiene, la babica diventa la donna che restituisce. Dove lโ€™acqua รจ rara, lei porta la vita. รˆ un gesto di fede laica e di profonda umanitร , un atto di restituzione al mondo. Persino la divisione geografica di Mune โ€” Grande e Piccolo โ€” rispecchia la frattura interiore della protagonista, divisa tra dovere e desiderio, colpa e libertร .

La prosa di Serena Scarel, limpida e calibrata, ha il passo delle grandi narrazioni ottocentesche ma la precisione etica della narrativa contemporanea. รˆ una scrittura che scava, che non indulge nel sentimentalismo, e che riesce a restituire con delicatezza la durezza di una vita segnata dalla mancanza. Lโ€™autrice costruisce un romanzo in cui il paesaggio diventa memoria e la lingua si fa corpo, dove il privato si intreccia con la Storia senza mai esserne sopraffatto.

Se Tomizza ha raccontato la fine di un mondo che se ne va, Serena Scarel ne illumina la resistenza: quella silenziosa e tenace delle donne che, tra pietra e silenzio, continuano a generare. Lร  dove la terra carsica inghiotte, la sua scrittura restituisce โ€” con voce ferma e compassionevole โ€” ciรฒ che sembrava perduto: la possibilitร  di rinascere attraverso la memoria.

AUTRICE – Serena Scarel

Nata e cresciuta a Terzo di Aquileia, Serena Scarel consegue la maturitร  classica a Udine e la laurea in Medicina a Ferrara con il massimo dei voti e la lode. Si trasferisce a Monaco di Baviera dove si specializza prima in Neurologia e quindi in Psichiatria. Lavora come assistente e aiuto-primario in diversi ospedali, per poi diventare associata in un centro diagnostico e terapeutico. Fonda la Rete delle Neurologhe di Monaco, un gruppo di interesse per donne medico. Si occupa di donne migranti vittime del racket della prostituzione. Per quattro anni consecutivi riceve il titolo di Neurologa e Psichiatra dellโ€™anno da parte della rivista Focus. Fino al 2022 lavora come neurologa e psichiatra, ma dal 2023, dopo aver assolto diversi corsi presso la Scuola Holden e la scuola di scrittura Come scrivere una grande storia, si dedica esclusivamente alla scrittura. Esordisce a marzo 2023 con il romanzo โ€œUna sceltaโ€, VAN Editrice, Trieste. La pubblicazione del suo secondo romanzo รจ prevista per la fine del 2025.

Serena Scarel รจ sposata, ha un figlio e una figlia e vive la maggior parte dellโ€™anno a Monaco di Baviera. Tuttavia, non รจ raro incontrarla su qualche sentiero delle montagne friulane.