La nave di Teseo, 336 p, (19.00โฌ)
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Daniele Del Giudice come non lโavete mai visto: il mondo che ha fatto e lโamicizia con Roberto Ferrucci

Ferrucci in questo libro ci parla di Daniele Del Giudice, una delle figure piรน luminose e insieme piรน schive della letteratura italiana contemporanea. Rigoroso, preciso, celebrato come possibile erede di Italo Calvino, ha lasciato un segno profondo nonostante unโopera non vasta, ma densissima, capace di interrogare la percezione, la tecnologia e il fragile cuore umano. Per molti รจ rimasto un autore distante, quasi inaccessibile, circondato da unโaura di riservatezza.
Ma cosa si nascondeva dietro lโimmagine pubblica dello scrittore?
A rivelarlo รจ Roberto Ferrucci con Il mondo che ha fatto (La nave di Teseo), un libro nato da un sacco nero condominiale, gonfio non di rifiuti ma di dattiloscritti e appunti. Quel sacco, pieno zeppo di materiali affidati a lui da Del Giudice in un gesto di fiducia assoluta, diventa la chiave di una memoria: ci vogliono molti anni di lavoro per trasformarlo in un racconto di amicizia, riconoscenza e restituzione.
Il risultato non รจ una biografia tradizionale, ma unโopera ibrida โ โun libro a cassettiโ, come lo definisce lโautore โ che mescola memoir, saggio e romanzo. ร una narrazione che procede per frammenti, seguendo il ritmo imprevedibile della memoria, e che ci restituisce un ritratto sorprendentemente umano di Del Giudice. Accompagnamo Ferrucci nella sua ricostruzione del tempo, nella nascita di un’amicizia e talvolta nel senso di colpa e nella nostalgia che sono inevitabili quando ci affacciamo sul dolore di chi amiamo, quando sappiao di non avere alcun potere ma il solo compito di assistere, spettatori increduli della vita.
In queste pagine la figura di Del Giudice si apre e sorprende il lettore. L’autore decide di liberare Del Giudice dai panni dellโintellettuale austero, di aprire uno spiraglio che suggerisce la natura ddi un uomo capace di grande dolcezza, di abbracci per salutare gli amici ma anche di scherzi fulminanti, come quando a un bar delle Zattere presentรฒ Antonio Tabucchi al giovane Ferrucci spacciandolo per โMario, impiegato delle posteโ, regalandogli uno degli imbarazzi piรน memorabili della sua vita. Non piรน solo lโautore severo, ma anche il compagno di serate veneziane, di pizze (o “dischi) e conversazioni leggere, capace di ridere di sรฉ e degli altri con affetto e sinceritร .
Ma tutta la narrazione fluisce intorno alla scrittura e alla scoperta della scrittura che si mescola e forma la vita, come se le due cose fossero connesse, disperatamente. La scrittura, per Del Giudice, non era mai solo un atto intellettuale: era esperienza concreta. Per raccontare il volo prese un brevetto da pilota, convinto che per scrivere fosse necessario vivere in prima persona ciรฒ che si voleva descrivere. ร in questa tensione โ tra rigore assoluto e casualitร disordinata, tra il brevetto dโaereo e le sue cartellette ordinate โ che si nasconde il segreto del suo metodo creativo. Ammirevole scelta di un sentiero difficile e poco battuto, ma non impossibile: percorrere questa strada potrebbe semplicemente indicare a coloro che scrivono SE e QUANDO รจ il caso di smettere, perchรจ non esiste altra strada se non complessa, per raggiungere il cuore pulsante della parola. E oggi che si stampa tanta carta inutile, leggere questo libro e insieme o dopo, i libri di Del Giudice, potrebbe risvegliare la consapevolezza, indurre alla modestia, ispirare alla bellezza. Potrebbe portare molti bei e interessanti libri, o magari meno libri, piรน ragionati e sofferti, di maggiore intensitร .
Ferrucci, in questa ricostruzione della vita e della scrittura dell’amico, non elude neppure la parte piรน dolorosa: la malattia che privรฒ Del Giudice della parola, proprio lui che lโaveva elevata a strumento di precisione e bellezza. Non si riesce a credere a una tale eventualitร , alla sua incredibile ingiustizia. C’รจ chi parla e scrive a vuoto fino a cent’anni e chi no, รจ la vita.
Con delicatezza Ferrucci racconta la tragedia di uno scrittore che perde, una a una, le parole. E lo fa trasformando la propria scrittura in un gesto di restituzione, come se attraverso il libro potesse risarcire lโamico di ciรฒ che la malattia gli aveva tolto. Una nostalgia che si trasmette al lettore: non si leggerร mai piรน Del Giudice senza sentire l’assoluta necessitร di ogni sua singola parola e il bisogno di condividerla con altri lettori, magari quelli che ancora non l’hanno conosciuto.
Malgrado tutto perรฒ, alla fine, Il mondo che ha fatto non รจ il racconto di una fine, ma di ciรฒ che resta: una comunitร di ricordi, il valore dellโesperienza, lโimportanza di custodire la memoria. ร un libro che ci insegna che la scrittura non รจ solo pagine, ma vita; non solo rigore, ma anche ironia; non solo presenza, ma anche il coraggio di affrontare lโassenza.
โMi domando con quale sostantivo ci si allontana dalla memoria. Forse, di nuovo, con delicatezza, la stessa con cui รจ bello avvicinarsi ai suoi libri.โ
Il mondo che ha fatto non custodisce solo la voce di Daniele Del Giudice, ma il mondo stesso che ha incarnato. E grazie a queste pagine, continua ancora oggi a staccare la sua ombra da terra.
Vi consiglio di leggere questo libro di Ferrucci e di ascoltare i suoi interventi che sono sempre molto generosi e dotati di tagliente realismo. Per l’amicizia sottesa in questo libro mi sembra di poter dire che essere umani passa proprio attraverso questo amore per la restituzione vera di una vita intera, di un mondo appartenuto ad altri e che non puรฒ scomparire ma deve passare attraverso le parole nel sangue di chi legge, ascolta e osserva il mondo.
Grazie a Roberto Ferrucci.
AUTORE: Roberto Ferrucci

Roberto Ferrucci รจ nato a Venezia (Marghera) nel 1960. Ha esordito nel 1993 con il romanzo Terra rossa. Nel 2007 ha pubblicato il romanzo Cosa cambia, rieditato nel 2021 con la prefazione di Antonio Tabucchi. Nel 2022 ha pubblicato il memoir Storie che accadono, incentrato sulla figura di Tabucchi, libro che con questo Il mondo che ha fatto forma un dittico. ร il traduttore italiano di Jean-Philippe Toussaint. Scrive per i quotidiani di โNordest Multimediaโ e su la Lettura del โCorriere della Seraโ. Dal 2002 insegna Scrittura creativa alla facoltร di Lettere dellโUniversitร di Padova. Conduce laboratori di scrittura in Italia e Francia. Per Helvetia Editrice dirige la collana Taccuini dโautore.




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