Bookabook, 370 pp., 18.00€
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Trilogia della dissonanza è l’ultimo lavoro di Nadia Dalle Vedove edito con Bookabook e disponibile dal 14 novembre 2025.

Definire questo libro un lavoro è corretto: non solo per la fatica creativa che lo sostiene, ma perché in Dalle Vedove la scrittura è mestiere, artigianato e ricerca interiore insieme. Come già in Alfabeto Nina (Italo Svevo Edizioni), l’autrice orchestra parole e suoni in un dialogo continuo tra linguaggio e musica, tra corpo e memoria.
Bach, Beethoven, Mozart, e mettiamoci dentro anche Ravel sono geni non solo delle melodie che hanno scritto ma sono compositori che hanno saputo depositare nel pentagramma gocce di vita che ad ogni esecuzione, in ogni epoca, riprendono a scorrere, caldissime, nel sangue di chi li ascolta. Così accade con la scrittura di Dalle Vedove che semina parole capaci di contenere la vita – la propria e quella del lettore – restituendola in una forma nuova, intima e universale.
Il potere della letteratura, in queste pagine, è infatti quello di indovinare la vita, di vestirla di una sfumatura possibile, di renderla indossabile da chi legge. È un potere che vibra sottilmente in ogni pagina della trilogia, tre libri autonomi eppure attraversati da un’unica sostanza vitale: il desiderio di sé.
Essere se stessi, e di conseguenza indovinare e rinnovarsi in un proprio peculiare linguaggio, è uno dei leitmotiv che ricorrono in modo più intenso tra le storie. Ogni libro Essere, Accadere e Divenire ha personaggi e storie distinte in cui ogni protagonista si nutre di aspirazioni personali, eppure tutte e tre le storie sono accomunate dalla necessità di esprimersi attraverso un linguaggio, a ciascuno il suo e così l’opera diventa corale, un trittico che ragiona sull’identità e sulla ricerca dello strumento espressivo attraverso cui dire il mondo e la propria visione. L’ordine, anche nella collocazione interna dei romanzi è volutamente sovvertito. Parto da Bach che per qualche strana assonanza, appunto, mi pare il cuore nevralgico da cui si propaga tutta la narrazione e infatti è al centro del libro. Una breve sintesi delle tre parti.
- In L’animale Bach (Essere), la protagonista ritrova la sua vecchia psichiatra e ripercorre il suo persorso nel passato e nel presente in una successione di diversi piani temporali che si intrecciano magnificamente come in un flusso di coscienza; il nome non verrà mai svelato se non una sola lettera “D” nel nome e dalla quale il lettore è indotto a intuire forse una punta di autobiografia. Il racconto, grazie alla ricostruzione capitolo-seduta intreccia il corpo e la scrittura in una ricerca di autenticità. La musica diventa medium e specchio, rivelando l’intima tensione tra fragilità e resistenza.
- In Mozart e altri animali (Accadere), il protagonista, perseguitato dal bisogno di scrivere e dalle presenze femminili che lo attraggono e lo respingono, vaga per una Trieste malinconica ripetendo il nome del padre – “Pietro” – come un mantra, cercando di riconnettere le sue radici spezzate a un volto, quasi a volersi vedere attraverso gli occhi del genitore. Un’unica giornata che si svolge come in un gioco di rimandi in cui la ricerca del padre è un’impresa impossibile che però il protagonista decide di completare in un tempo brevissimo, comico eppure tragico.
- In Loligo vulgaris Beethoven (Divenire), Martin, direttore d’orchestra, impugna la bacchetta come un’estensione della propria anima. Ogni gesto diventa atto di espressione, di libertà, di resistenza alla dissonanza del mondo ma ad un certo punto, ferito da una notizia di femminicidio si domanda, da uomo cosa può fare lui, per protestare contro un sistema che non può esssere accettato passivamente.
Tre storie diverse, dunque, ma connesse da invisibili fili che si intrecciano della stessa sostanza, forse nella duplicità dei personaggi che si presentano in successione come uomo-donna-uomo che attraversano il tempo e l’immaginazione e sembrano avere una identica natura: la tensione verso un’identità piena, si percepisce in ciascuno la volontà di riaccordarsi dopo una lunga dissonanza.
Per ogni protagonista l’emancipazione individuale è germinativa di ogni singola domanda, ponte tra chi sono stati, chi sono e chi o che cosa desiderano essere: il tempo si dilata e si restringe nell’inconscio dove memoria e desideri si intrecciano come sul maxi schermo di un cinema, colonna sonora inclusa, anzi colonna sonora sopra ogni cosa.
In queste vite, tutte interrotte dal corso degli eventi che sovrastano l’inconscio dei protagonisti, l’assenza è un ingrediente dominante. Assenza per morte o per abbandono, assenza da sé e così dalla propria missione, assenza per negligenza o per disinteresse, un’assenza che parla di radici interrotte e che non smettono di pulsare in chi resta, in chi si sente ancora a un bivio, una creatura irrisolta.
I legami familiari, o surrogati di essi, sono quelli per i quali i protagonisti di tutti e tre i romanzi provano una nostalgia impossibile da colmare, una mancanza che non accenna a risolversi e resta sospesa in ogni finale come in una narrazione che riparte a cicli carichi di inquietudine.
Assenze che diventano presenze ingombranti: Psicologa, Fratello, Padre e Madre ecco che i legami familiari sono quelli di sangue, i più indissolubili quelli intorno ai quali ci si interroga lungamente e che non smettono di chiedere il conto delle aspettative, delle parole non dette, dei malintesi e dei desideri espressi male. Legami che sono invisibili lacci che illividiscono l’anima e dei quali, solo con il tempo si possono intercettare i codici per codificarne il senso, per esautorarli del loro potere e tornare, liberi, a se stessi.
Trilogia della dissonanza è un’opera sull’ascolto, sull’intervallo tra un suono e l’altro, sul modo in cui l’identità si costruisce proprio attraverso le note stonate. Nadia Dalle Vedove compone un trittico di vite sospese, che parlano di radici interrotte, nostalgie irrisolte e bisogno di riconciliarsi con la propria voce. Spesso si intravede nella fatica della scrittura e nell’incertezza, nella nebbia che avvolge il talento quella voglia di suggerire a chi legge, provaci, è solo questione di tempo: poi i conti tornano, ma devi metterci tutto il sangue che hai a disposizione.
La sensazione durante la lettura è che non c’è mai vera chiusura in questi romanzi – ogni finale è un punto di sospensione, una pausa carica di eco. Perché la dissonanza, ci ricorda Dalle Vedove, non è un errore: è la prova che la musica – e la vita – stanno ancora suonando, sta a noi decidere se restare sordi, oppure no.
Grazie per questa splendida esperienza di lettura.
AUTRICE: Nadia Dalle Vedove

Si diploma in Sceneggiatura per fiction e documentari presso la Civica Scuola di Cinema di Milano (2001).
Nello stesso anno inizia a svolgere la professione di libraia che continua a esercitare tutt’oggi. Nel 2004 fonda lo studio di produzione Fåröfilm, occupandosi della fase di scrittura e sviluppo di prodotti audiovisivi. Nel 2009 segue il corso di perfezionamento annuale per Autori Campus Script&Pitch (Cineteca di Bologna) specializzandosi come story editor. Nel 2010 è uscito il suo primo lungometraggio – scritto e diretto con Lucia Stano – dal titolo l lupo in calzoncini corti, un documentario sul tema delle famiglie omogenitoriali, andato in onda su RAI3.
Nel corso degli anni focalizza la sua professione nell’ambito della scrittura arrivando alla pubblicazione della pièce teatrale Estranei (Edizioni del Gattaccio, 2015), del romanzo d’esordio Fino all’ultimo inverno (bookabook, 2016) e dell’intimo memoir pubblicato per Italo Svevo Edizioni (2021) intitolato Alfabeto Nina. Nel 2023 per Transeuropa edizioni è uscita la silloge poetica delle sue opere composte durante l’adolescenza sotto i banchi di scuola intitolata Mi farò punteggiatura. Da anni lavora come come story editor (romanzi e biografie).




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